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6 righe per iniziare, poi lavoro e tempo

Il metodo writing way, nella sua estensione dedicata alla stesura di un racconto o di un romanzo, suggerisce una regola che non è nuova  ma a volte viene sottovalutata: scrivere la storia che abbiamo in mente in 6 righe. Perché 6 righe? Perché – e l’ho sperimentato – è una lunghezza giusta (ma intendiamoci 5 o 8 righe vanno benissimo) ci obbliga a essere essenziali, a condensare ma soprattutto a chiarire se abbiamo la storia – a grandi, ma grandi linee – in testa. Sia ben chiaro: le 6 righe sono solo l’inizio. Poi bisogna procedere e approfondire. Vi invito a scaricare per chi non l’avesse ancora fatto l’ebook gratuito dedicato al metodo 5 step – (che è uno dei molti metodi che si possono utilizzare per organizzare la scrittura e che si è rivelato efficace).

Puoi scaricarlo a questo link:

Metodi di scrittura efficace

La scrittura richiede lavoro.

In ogni caso, partorita l’idea, c’è bisogno di lavoro e di tempo. Il metodo dei  5 step non deve farvi pensare ad un lavoro veloce, la scrittura non è veloce. Ci sono stati e ci sono casi in cui si riesce a scrivere un romanzo, un racconto di getto, magari anche in pochi giorni  ma poi va tutto rivisto spesso anche riscritto. Se pensate di scrivere senza faticare ecco che cosa vi dico: non esiste. Anche fare un post di 4 righe e farlo bene è faticoso.  La scrittura, alla base, è impegno e fatica. Se siamo appassionati la fatica ci peserà meno, se amiamo quello che facciamo diventa normale impegnarsi. Persino uno come William S. Burroughs – vicino al movimento della beat generation quindi con l’idea di sganciarsi da ogni regola e da ogni vincolo – era puntiglioso e pensate disegnava i personaggi sui muri (o meglio li disegnava e poi li applicava al muro), registrava le voci delle persone in giro per la città per poi accostarle ai personaggi e renderli vivi, immaginarli nei loro diversi aspetti, lavorava duramente sulla costruzione dei caratteri. Richard Ford, grande scrittore americano, in un’intervista rilasciata poche settimane fa dice “gli scrittori che ammiro di più erano, o sono, grandi lavoratori. Di recente ho riletto tutto Fitzgerald: scrisse un romanzo perfetto… ma tutto il resto è inferiore. Forse non lavorò abbastanza duramente. troppe feste…“.

La scrittura richiede tempo.

Datevi un obiettivo,  dei termini per ogni fase. Per la prima stesura, per la prima revisione e via così; fissatevi le date entro cui finire il lavoro questo vi aiuterà ma non abbiate fretta di finire (i lettori lo sentono), fretta di pubblicare, fretta insomma. Applicatevi con disciplina, organizzatevi, studiate. Così si cresce nella professione, in un’arte e anche a livello personale.

La scrittura è anche genio, istinto, creatività allo stato puro, immaginazione, libertà, originalità. Elementi basilari ma che da soli non bastano. Mai.

alessandra perotti

 

Scrivere in stato di trance, si può?

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Scrivere in stato di trance: leggo – anche su siti autorevoli – l’idea  che la scrittura sia il risultato di una forma di trance, di un flusso inarrestabile del pensiero che travalica il controllo dello scrittore per espandersi e far emergere verità nascoste anche inaspettate ma quasi sempre rivelatrici di storie e di messaggi. Quindi un modo di scrivere che non richiede particolari nozioni, apprendistato o studio della tecnica.

Esiste sì questo tipo di scrittura ma andrebbe specificato quanto sia particolare, circoscritta e non sia certo la regola e il metodo principale per scrivere storie o romanzi. È una scrittura legata alla conoscenza di sé, utilizzata spesso da psicologici, psichiatri o in attività di coaching. Chi guida queste sessioni deve avere una conoscenza approfondita di tale tecnica per poter trarre il meglio dai partecipanti. Va anche precisato che ha anche ben poco a che vedere con la scrittura autobiografica che si basa sempre – quando vuole sfociare in un libro leggibile – sulla tecnica e su uno sviluppo ben architettato della trama narrativa. Diversa è anche la scrittura emozionale, quella utilizzata per esprimere le nostre emozioni, per dare loro una forma, per riconoscerle. Esiste anche quella che viene definita “scrittura ipnotica” che è anch’essa un’espressione diversa e con differenti finalità dello scrivere.

Queste precisazioni vanno fatte perché si potrebbe pensare che il romanzo nasca così, in trance. Il romanzo proviene sì da un’idea che può averci colpito in un momento di magica ispirazione ma, esaurita la breve magia, inizia il lavoro. Anch’esso è magico, è vero ma nel senso che disciplina, organizzazione delle idee, ottimizzazione del tempo portano a grandi risultati. Così come l’osservazione e l’analisi costante della scrittura di altri autori; confrontarsi con altre modalità e stili, imparare leggendo è una delle vie per crescere. Teniamo sempre presente che la scrittura si evolve, cambia in quanto è una  forma di linguaggio e di comunicazione. Cambia con noi.

hai vinto!

Concorsi e premi per scrittori e poeti

Concorsi e premi per scrittori e poeti: partecipare a questo genere di iniziative – se sono serie e la giuria composta da persone competenti – può essere un modo per testare la propria scrittura e il proprio talento anche se non va certo preso come metro di giudizio assoluto.

Segnalo:

XVII Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”.
Scadenza bando : 7 luglio 2016 (vale il timbro postale) – per chi spedisce via e-mail il termine ultimo: 23.59 del 7 luglio

Per ogni informazione scrivete a concorsogozzano@gmail.com
Sezioni: Poesia edita, silloge inedita, poesia inedita, racconto inedito, fiaba inedita, aforismi inediti, saggio o tesi su Guido Gozzano.
Premi in denaro, diplomi
Premio speciale per il miglior libro straniero di poesia tradotto in italiano
Premio speciale per la migliore opera prima – libro edito –

Festival di Letteratura dei ragazzi – PREMIO Gianni Rodari

SEZIONI

  1. ALBI ILLUSTRATI
  2. FIABE E FILASTROCCHE
  3. RAPPRESENTAZIONI TEATRALI

REQUISITI

Il concorso è riservato:

  • Per la sezione ALBI ILLUSTRATI: autore di un’opera edita nel periodo dal

 1 luglio 2015 al 30 giugno 2016 che per immagini, testo e struttura risulti di particolare valore artistico ed espressivo.

  • Per la sezione FIABE E FILASTROCCHE: autore di un’opera edita nel periodo dal 1 luglio 2015 al 30 giugno 2016 di particolare valore letterario.
  • Per la sezione RAPPRESENTAZIONI TEATRALI saranno allestiti durante l’anno scolastico, in collaborazione con la direzione artistica della Fondazione Teatro Ragazzi di Torino, alcuni spettacoli per i quali una giuria, composta da ragazzi delle scuole cittadine, sarà chiamata a dare valutazioni motivate.
  • Le case editrici o di autori interessati devono inviare numero 6 copie del testo candidato entro il 31 luglio 2016  al seguente indirizzo: Biblioteca Civica di Omegna, via XI Settembre 9, 28887 Omegna

    per info: tel. 0323868411 – www.comune.omegna.vb.it

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La libreria di Laura. Altai dei Wu Ming

 

Oggi nella mia rubrica “la libreria di Laura” vi parlo di Altai del collettivo dei Wu Ming.

Un romanzo scelto dal gruppo di lettura di cui faccio parte. Non so se, al contrario, l’avrei mai comprato. E mi sarei persa un’ottima opera. Mi ha incuriosito subito il caso del collettivo. Conoscendo le difficoltà dell’editing, mi sono chiesta come sia stato possibile mettere d’accordo cinque scrittori e produrre un ottimo lavoro. Non ho ancora una risposta, ma solo la certezza che il romanzo sia eccellente.

Si narra la storia di un funzionario della Serenissima che, nel 1959, deve fuggire da Venezia perché accusato di aver dato fuoco all’arsenale della città. Ebreo, nato nel ghetto veneziano e adottato da un gentile, riscoprirà le sue origini iniziando un esilio tra Salonicco e Costantinopoli. Continui colpi di scena, guerra, torture, ma anche molta cultura, tradizioni e storie d’amore.

Oltre a lasciarmi trascinare dagli eventi, dalla Storia sapientemente citata e narrata, dai profumi, odori e rumori… ho cercato di scovare tratti differenti di scrittura. Stili, descrizioni che mi facessero capire che una mano diversa avesse scritto quella pagina. Nulla. Una scrittura fluida, mai pesante nemmeno nelle citazioni storiche o del Talmud. Costruzioni perfette. Ottime documentazioni.

I  personaggi sono incisivi. Le descrizioni dei luoghi incantevoli e coinvolgenti. Ho trovato anche ottima l’idea di inserire una cartina dell’Europa in fondo al libro, perché viene istintivo leggendo cercare di orientarsi.

Una volta terminata la lettura, mi sono chiesta se sia davvero così indispensabile conoscere l’autore e il suo stile. Non ha, forse, più importanza la scrittura? Non è lei l’unica vera protagonista tra le pagine di un buon libro? Quanto ci facciamo influenzare dal “personaggio autore”?

Altai. Wu Ming.

Edito da Einaudi.

 

Laura Di Gianfrancesco

 

Intervista a Canale, come nasce una storia

Alessandro Canale

Canale, come nasce una storia

La domanda “come nasce una storia?” è tra quelle più consolidate nella scrittura… era doveroso rivolgerla anche ad Alessandro Canale.

Continuiamo, infatti, a pubblicare l’interessante intervista fatta da Laura Di Gianfrancesco all’autore Alessandro Canale che già vi avevo consigliato per avere un’idea chiara di che cosa significa imprimere ritmo alla scrittura.

Come descriverebbe il suo rapporto con la parola e la scrittura?
Gemellare. Sorprendentemente simili anche se una si esprime a voce e l’altra sulla pagina. Non siamesi quindi, ma di certo omozigote.

Che tipo di lettore è?
Bipolare. Quando rimango lettore sono appassionato, costante, quasi autistico. E grato per la storia nella quale vengo immerso e che vorrei non finisse mai. Se però entra in gioco lo scrittore, la magia della lettura si perde in una analisi tecnica e lì la lettura può essere impegnativa, frustrante, dolorosa. Talvolta, lo ammetto, invidiosa.

Come nasce una storia nella testa di Alessandro Canale? Segue delle procedure particolari o è diverso ogni volta?
Di solito le mie storie nascono da una situazione che mi colpisce e mi sorprende. Niente di esistenziale o filosofico, mi basta un piccolo spunto narrativo. Può essere un sentimento o un comportamento che vedo nella società o che mi è apparso in testa senza essere stato chiamato. Ma non deve essere banale. Deve essere plausibile, possibile, vero, ma bizzarro, nuovo, spiazzante. È la bizzarria nella realtà quello che mi piace raccontare. Deve essere qualcosa che faccia venire a me la voglia di saperne di più, di farmelo raccontare. E non essendoci, a quel punto decido di raccontarlo io. Ma è solo l’inizio, perché poi la storia prende sempre  strade proprie e non previste.
In Razza Cannara ( Fernandel, 2000) i suoi personaggi parlano e pensano in romanesco. Per chi non è abituato, la lettura all’inizio può risultare faticosa, ma più si prosegue, più si familiarizza con il ritmo delle pagine e si capisce che i personaggi potrebbero esprimersi solo così. Il ritmo, l’accento, quanto contano per caratterizzare i personaggi di Alessandro Canale?
Come dicevo, io scrivo della realtà. Mi piace trasportare il lettore in una ambientazione di cui possa percepire i suoni. Il linguaggio è suono e facendolo “sentire” al lettore mi piace pensare di fargli sentire sulla pelle l’ambiente in cui si sta svolgendo la scena. Questo è quanto posso permettermi con il mio livello. A livelli superiori, vi assicuro che le possibilità sono ben diverse. Süskind riesce a farti vivere la Francia settecentesca descrivendone le puzze, risultato onestamente inarrivabile. Io mi limito alle sonorità fonetiche.

Laura Di Gianfrancesco

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Io alieno voglio tornare umano

C’è un uomo che lavora in un laboratorio sperimentale in un posto imprecisato di una città moderna e tecnologica. In questo posto si tengono segregati degli alieni e si fanno esperimenti su di loro. Ad un certo punto,  il nostro uomo (un tipo normale, con una famiglia come tante, lo stipendio da far bastare, tante ore di lavoro…) s’infetta con una strana sostanza ed ecco diventa un alieno! Da questo momento tutta la sua esistenza è volta a trovare un antidoto che lo renda di nuovo umano.

Questa storia l’ha scritta Roberto (nome di fantasia) , un paziente del centro diurno di Novara, durante il  nostro laboratorio di scrittura. Da anni lavoro con il centro diurno ed è un’esperienza incredibile ed arricchente. Non esco mai come entro. Con i pazienti (e i loro bravissimi operatori sempre presenti) imbastiamo storie. Abbiamo lavorato sui fumetti, scrivendo e disegnando, sulla parodia di 10 piccoli indiani di Agatha Christie, sul romanzo…

Qualcuno di loro intanto è uscito, è tornato a casa,  ha vinto persino un premio letterario.

Le loro storie mi stupiscono sempre, sono incisive, vivide, spiazzanti.  Tra loro ci sono creativi di qualità.

Torniamo alla storia. Alla fine, l’uomo ci riesce: trova un antidoto e torna umano rinunciando alle facoltà aliene. Dico a Roberto:

  • Senti perché non inventiamo una fine meno scontata?
  • In che senso?
  • Dai, se l’aspettano tutti che alla fine lui ci riesca. E se invece volesse rimanere alieno?

Lui mi guarda come se avessi detto una cosa pazzesca. Nei suoi occhi la consapevolezza di come ci si debba sentire ad essere alieno. Lontano da quella che viene definita normalità. Lui che si sente ogni giorno alieno a se stesso.

No, lui vuole tornare umano, con la fatica, la routine, i problemi dell’umanità. Non cambierà la fine della storia, la difende testardamente anche quando gli spiego che sono proprio i colpi di scena a piacere ai lettori. Non c’è argomento che tenga: quell’alieno tornerà umano, riprenderà la sua natura,  la sua vita. Anche senza super poteri o conoscenza infinita.

Finiamo l’incontro. Penso che la scrittura sia davvero uno strumento potente, capace di liberarci e dare voce ai nostri pensieri più profondi.  Anch’io, a pensarci, sto bene umana.

Alessandra Perotti